|
Seguire o meno la moda quando eravamo piccoli, non era molto importante: quel che ci preme farvi notare, è che le mode c'erano, e alcuni le seguivano, specialmente all'epoca dei Paninari. La moda era importante, in un epoca di concorrenza e apparenza come gli anni '80! In questa pagina vi parleremo non solo di abiti e accessori, e delle supermodelle che li indossavano sulle riviste di tendenza, ma anche di cosmetica, acconciature, detersivi, medicinali, manie e tendenze!!! E ancora: modi di fare, di parlare, abitudini che si sono perse. Insomma, per farla breve, in questa pagina vi descriviamo in che modo ci si prendeva cura della propria persona, attraverso abiti, acconciature, cosmetica, medicinali, ma anche come si teneva pulita la casa e gli abiti, coi detersivi che smacchiavano l'impossibile, e quelli che ammazzavano i germi XD
INVICTA TORNA ALLA
CARICA!
OROLOGI HIP-HOP: LA
VENDETTA!
Non è nostra abitudine parlare così spudoratamente di un prodotto commerciale, ma quando ci vuole ci vuole!!! Sono tornati! Loro! Gli orologi profumati! Costano 29,00 euro! Volete cambiare il cinturino perchè si rompe, o semplicemente volete più colori? No problem, costano solo 8 euro. Ve li ricordate? Negli anni '80 li indossavano i Ragazzi della 3C, erano orologi profumati, di tanti colori: la cassa dell'orologio si toglieva dal cinturino di gomma morbida e si metteva in altri cinturini, così c'erano sempre colori nuovi e profumi nuovi! Sono molto contenta di questa notizia, è bello che ogni tanto salti fuori qualche mito dimenticato degli eighties ;)
I
PANINARI
Svariati anni fa, parlammo qui su Nijirain dei Paninari: una corrente giovanile molto presente, e che racchiudeva in sè mode, tendenze, gusti e fenomeni mediatici. Quel che ricordavo io, avendola vissuta da bambino, erano semplicemente certi simboli, come il piumino Moncler, la borsa Naj-Oleari, la cintura del Charro e le scarpe Timberland. Poi ero chiaramente affascinato e divertito dai film americani, dalla splendida musica dei Duran Duran e degli Spandau Ballet (che però per fortuna conoscevo entrambi da prima, e quindi apprezzavo come musica e non come fenomeno legato all'isteria giovanile dei Paninari), da Deejay Television, dal Burghy (che ancora rimpiango per la sua bontà) e da cose più "piccole", come le figurine del Paninaro, i Paperotti, le Minischifezze, i fumetti di Merd-man (cose da veri intenditori!). Quello che non sapevo, era che i Paninari non erano altro che persone superficiali, schiave delle mode, quasi sempre classisti se non direttamente razzisti o estremisti di destra. Se ci ripenso ora, non mi diverte più così tanto. Per comprendere a pieno, bisognerebbe leggersi bene i fumetti che venivano pubblicati sul giornalino del Paninaro e su Preppy (anche se Preppy essendo rivolto a un pubblico femminile era più soft). Questi fumetti parlavano della vita dei ragazzi, tra panozzi, moto, sfitinzie e shopping... ma parlavano anche di come trattare male i meridionali, i neri, le persone anziane, e chiunque non indossasse abiti "troppo giusti" o seguisse banalmente mode e correnti diverse, come i Punk e i Dark, o i Metallari. Il video che ho postato qui sotto vi fa capire a grandi linee quanto fosse stupida tutta questa apparenza. Certo, se ci pensiamo bene, non è cambiato granchè... i Paninari si sono solo trasformati in altre cose, resta però il fatto che questa moda fosse davvero idiota, e mi pento di averne scritto in passato come se fosse stata una cosa positiva. L'unica cosa che potrebbe un po' "salvarli" è che erano quasi tutti ragazzini, e quindi con poca consapevolezza di quel che vivevano e facevano. A proposito: io sono un ultrafan dei Duran Duran sin da quando sono bambino... mio padre mi faceva ascoltare l'album Rio nel 1982, prima dell'avvento dei Paninari, e io lo adoravo. Avevo solo sei anni. Oggi li ascolto ancora, e vi dirò che ai Duran Duran delle mode paninare non frega davvero un cazzo :P Questo giusto per tenerli lontano da questa moda che per fortuna è passata... ah, dimenticavo... i Paninari "idolatravano" Enzo Braschi per il suo personaggio del "Gran Gallo" al Drive In... ma secondo voi Enzo Braschi perchè interpretava quel personaggio se non per prenderli per il culo? XD Se volete maggiori informazioni, vi consiglio questo sito, in cui trovate una recensione molto ben scritta, e svariati commenti postati da entrambe le parti: http://www.slipperypond.co.uk/archivi/post312 Altrimenti, c'è Wikipedia che riassume il tutto in modo ordinato e abbastanza preciso: Con il termine paninaro si identifica una sottocultura giovanile nata a Milano, e da lì diffusasi prima nell'area metropolitana milanese poi in tutta Italia e in alcuni paesi europei. La caratterizzavano, tra l'altro, l'ossessione per la griffe nell'abbigliamento e in ogni aspetto della vita quotidiana, il rifiuto della politica e l'adesione a uno stile di vita fondato sul consumo, il divertimento ad ogni costo e la spensieratezza. Per i primi anni fu totalmente apolitica, vero punto di rottura con i super-politicizzati anni settanta.
Il "movimento paninaro" nacque nei primi anni ottanta e fu piena espressione dell'ondata di riflusso e disimpegno che seguì il turbolento e politicizzato decennio precedente. Lo stile di vita dei paninari rifiutava di occuparsi degli aspetti angoscianti dell'esistenza e, più in generale, di ogni forma di impegno sociale: l'obiettivo primario dei paninari era godersi la vita senza troppe preoccupazioni e in tal senso si trovavano perfettamente a loro agio nell'adeguarsi ai modelli del cinema americano di consumo e ai consigli degli spot pubblicitari trasmessi dalle televisioni commerciali. Nati nel capoluogo lombardo, in un periodo storico di un assestamento della valuta italiana e di importanti segnali di ripresa economica cui seguivano un relativo benessere e maggior disponibilità di merci. Gli studenti di alcuni licei privati famosi di Milano (Oppenheimer, Gonzaga, Studium, Leone XIII, Salesiani, San Carlo) circa un centinaio di giovani dai quattordici ai diciotto anni, avevano in comune le località vacanziere in Liguria e in Toscana (Forte dei Marmi, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Camogli) nonché le mete invernali a Madonna di Campiglio, Courmayeur, Cervinia, Gressoney o Macugnaga. Questo incontro favorì un'uniformità identificativa nel vestiario, acquistando nei negozi del centro cittadino capi di abbigliamento di origine (o stile) statunitense e iniziò a ritrovarsi i pomeriggi nel centro di Milano nella zona di Piazza Liberty dove si trova il bar "Al Panino", dal quale scaturì l'appellativo di paninaro.
Piazza San Babila, luogo che storicamente radunava i giovani
della borghesia di destra e dove sorse il primo ristorante
della catena Burghy (acquisita negli anni novanta dalla
McDonald's), diverrà solo un paio di anni dopo luogo di
ritrovo dei seguaci dalle periferie e dalla provincia,
spinti lì dai primi articoli di giornale che associavano i
paninari agli oramai datati "sanbabilini" politicizzati;
dunque un'espansione del fenomeno non più relegato alle
classi più agiate della borghesia milanese, coinvolgendo
decine di migliaia di giovani.
Tipologie giovanili antagoniste dei paninari erano indicate
come cinesi, in forma abbreviata china pronunciato in
Inglese. Si trattava di un antico appellativo per indicare i
militanti o i simpatizzanti della Sinistra, memoria dello
stereotipo della Cina comunista. In forma più estesa il
nomignolo indicava anche altri gruppi non politicizzati dei
decenni precedenti come i mod, punk e quelli contemporanei
come skinhead, Metallari, Dark e Rockabilly.
Il cabarettista Enzo Braschi imita In breve tempo diviene fenomeno di costume acquistando una discreta notorietà a livello nazionale, soprattutto per merito della pubblicazione di alcuni fumetti dedicati ai paninari e del personaggio interpretato da Enzo Braschi, in Drive In. Nel 1986 i Pet Shop Boys, a seguito di una visita nel centro di Milano, incisero il singolo Paninaro, che permise alla moda di valicare i confini nazionali. I protagonisti del videoclip, girato a Milano, erano alcuni ragazzi perfettamente vestiti secondo i dettami. Nel vestiario e gli accessori erano d'obbligo la griffe e la sua autenticità, quale indice di ricchezza familiare reale o presunta. Proibite rigorosamente le imitazioni e le merci contraffatte pena il disconoscimento sociale con appellativo di gino o truzzo, quindi miserabile. Alla moda seguì la fioritura di riviste dedicate, tra esse "Il Paninaro", con una tiratura che raggiunse 100.000 copie cessando le pubblicazioni col numero 48 a dicembre del 1989. Seguono Wild Boys - tormentone ed inno del movimento dall'omonimo successo musicale dei Duran Duran- Zippo Panino, Il Cucador, Preppy e la testata femminile Sfitty - dal gergale sfitinzia, ragazza -. La moda paninara si esaurì a Milano tra il 1987 e il 1988 e presto nel resto dell'Italia, sostituita da altre sottoculture che riflettevano la fine di un decennio consumato all'insegna dell'edonismo e della superficialità. In generale può dirsi come la moda dei paninari sia stata legata ai giovanissimi delle scuole medie inferiori e scuole superiori. Perlomeno, a Milano i paninari erano quasi totalmente assenti nelle università. L'intestazione sulla testata principale, Paninaro, inizialmente I veri galli, accomiata il periodo d'uscita di scena con Pochi, duri, giusti. Come per qualsiasi moda passata, specialmente a Milano si tengono serate di revival presso discoteche, dove i frequentatori sono dei reduci oramai adulti, esortati a presentarsi con indumenti della moda dell'epoca. Queste feste hanno un costante ed enorme successo in tutta la città e stanno iniziando ad avere una diffusione anche nel resto della Lombardia. "Paninari" delle altre parti d'Italia Lo stile si diffuse al di fuori della Lombardia (e delle zone direttamente confinanti), mescolandosi a tendenze comunque già in atto in altre città. A Bologna: per esempio, già da tempo si chiamavano zanarini i gruppi di ragazzi - omologhi dei paninari milanesi - che si ritrovavano regolarmente in centro al bar Zanarini, poco distante dal palazzo dell'Archiginnasio mentre a Verona erano curiosamente definiti "bondolari" (dal termine "bóndola", termine che in dialetto veronese indica la mortadella, cibo povero da mettere nel panino per recuperare i soldi spesi nel costoso abbigliamento firmato). A Roma vi erano i tozzi. Questi ultimi, dallo stile austero, abbigliati con piumino e zucchetto "watchcap" Ciesse, pantaloni jeans "Levi's 501", camicia dello stesso tessuto (tutti rigorosamente blu scuro), cintura da mandriano dalla vistosa fibbia "El Charro", scarponcini da boscaiolo "Timberland" e caratteristico incedere con le punte allargate, sembravano l'antitesi della ricercatezza degli amici milanesi. Come l'aggettivo inglese tough, il termine "tozzo" dava l'idea di prestante, gagliardo ma anche di rozzo, prepotente. L'abbigliamento di molti "tozzi" ricordava l'uniforme dei detenuti nelle prigioni americane, portato alla notorietà dalle interpretazioni "carcerarie" di attori come Clint Eastwood e Burt Reynolds. Il fenomeno fu "importato" anche a Napoli dove, sul finire degli anni '80, era piuttosto frequente sentir parlare dei "chiattilli". L'origine del termine fa riferimento alle piattole. Appartenenti in gran parte alla cosiddetta "Napoli bene" (abbreviazione di Napoli benestante), si riunivano nei pressi dei più importanti licei del centro, in particolare l'Umberto I (frequentato molti anni prima da Giorgio Napolitano), il Pontano e il Mercalli, tutti nel quartiere Chiaia. I chiattilli imitavano i paninari soprattutto per atteggiamenti e abbigliamento: immancabile l'occhiale Rayban e la cintura firmata El Charro. Tra i luoghi di ritrovo più noti c'erano piazza Amedeo e piazza San Pasquale, nei pressi del My Way, la prima cornetteria notturna della città (ha aperto nel 1989). Erano anche gli anni d'oro della discoteca La Mela e di altri rinomati locali della zona. I chiattilli erano poi soliti "emigrare" in massa nelle stesse mete estive: tra le preferite c'erano le isole di Panarea, Capri, Ponza e più avanti la greca Paxos. Il fenomeno si è poi ridimensionato negli anni '90 e più avanti l'intera zona è diventata "terra di conquista" per malintenzionati; nelle zone dove imperavano i chiattili non sono pochi gli episodi di cronaca nera spesso riguardanti giovanissimi di quartieri disagiati che giungono a bordo di motorini per compiere vere e proprie scorribande. I fratelli minori dei chiattilli già da tempo si erano "rinchiusi" nei locali alla moda della zona flegrea, su tutti l'Arenile di Bagnoli.
Il gergo del paninaro Il gergo dei paninari è modellato sul linguaggio giovanile dei giovani milanesi, spesso antitetico agli omologhi più coloriti e triviali delle altre regioni, in un rifiuto dell'iperbole e in un ricorso al prosaico. Per fare un esempio, "Sono fuori come un citofono" per intendere immediatamente uno stato di stordimento da stress, in loco di una qualsiasi trasposizione poetica. Sono frequenti le abbreviazioni (es. Le Timba, Faccio il week a Curma, La squinzia ha imposto il cappuccio), talora combinati agli accrescitivi (es. Panozzo), così come i continui ricorsi, spesso maccheronici, all'inglese (es. Una sfitinzia arrapation, Very original, Il mio boy, Arrivano i Ciàina, deformazione dell'inglese chinese, cinese ovvero militante di Sinistra o più esteso, appartenente ai gruppi antagonisti) o ad altre lingue (I sapiens, Mi gusti mucho). Bisogna però aggiungere che il cosiddetto "linguaggio dei paninari" non milanesi è stato spesso profondamente influenzato dalle invenzioni degli autori delle riviste paninare e dal personaggio di Enzo Braschi, che veniva ritenuto (a torto) un "ideologo" del movimento. Nella realtà ben pochi utilizzavano quello slang, divenuto, negli anni, uno dei tanti stereotipi sulle culture giovanili. Oggetti paninari
Il paninaro coltivava una maniacale attenzione per il
proprio stile, rigorosamente di marca. L'abbigliamento del
paninaro prevedeva giacconi imbottiti (es. Moncler, Henry
LLoyd), stivali da mandriano (es. Frey o Durango), jeans
(es. Levi's , Enrico Coveri, Uniform, Rifle in velluto
millecoste, Avirex, Americanino, Stone Island o Armani), tra
le felpe (byAmerican, Best Company), maglioni (es. Marina
Yachting), cinture di pelle (es. El Charro), camicie a
quadri (es. Naj Oleari), calzini decorati a rombi della
Burlington per i ragazzi, e colorati della Naj Oleari per le
ragazze e scarponcini (es. Timberland), Celini oppure scarpe
sportive Superga colorate, Vans (rigorosamente senza
stringhe) e più tardi New Balance e Nike. Alcune marche di
moto erano solitamente collegate al mondo dei paninari: ad
esempio i motocicli Zündapp 125 (con scritta "175" sulla
fiancata per andare in autostrada) o i primi enduro della
Honda e della Yamaha come il Parigi-Dakar, nonché le Cagiva
SST E SXT. Il modo di vestire "paninaro" variava da città a
città; così mentre a Milano si usavano le felpe Best
Company, a Roma andava per la maggiore il jeans marchiato
"Americanino" oppure al posto delle Timberland si usavano
mocassini Sebago o Frey. Altri capi di abbigliamento erano
il berrettino delle armate americane sudiste e i guanti in
pelle scamosciata Ocean Star che riprendevano quelli usati
dai netturbini di Pavia, e ancora occhiali rigorosamente
Rayban e Vuarnet di svariati modelli, dai Wayfarer di Tom
Cruise in Rain Man ai Caravan di Top Gun. E ancora, camicie
Controvento e tutto l'abbigliamento di C.P Company e Stone
Island. Anche i negozi erano un culto: a Roma la meta era
Energie di via del Corso, mentre a Milano si andava al
"Pharmacia" di via Durini, e a Cuneo da Don Chisciotte. Musica paninara Quella dei paninari è stata la prima sottocultura italiana a poter eleggere i propri idoli musicali attraverso la televisione. La rete televisiva Videomusic e il programma di Italia Uno Deejay Television diffondevano i videoclip di alcuni gruppi e solisti pop, in gran parte britannici, su cui conversero i gusti dei paninari italiani: sorse, ad esempio, un'agguerrita competizione tra gli ammiratori dei Duran Duran e degli Spandau Ballet. Parliamo comunque di una fase dove i suddetti autori abbandonavano la New wave, cara agli altri gruppi antagonisti. Tra gli altri musicisti preferiti dai paninari c'erano gli Wham!, i Simple Minds, i Frankie Goes to Hollywood, Boy George e naturalmente i Pet Shop Boys, che pubblicarono addirittura un brano, chiamato Paninaro. Il paninaro, solitamente, non amava la musica italiana, sebbene brani in inglese di Tracy Spencer, Taffy, Gazebo ed Albert One fossero scritti da Claudio Cecchetto. Cinema paninaro I gusti cinematografici dei paninari si orientavano sulle pellicole campioni d'incasso statunitensi: erano molto apprezzate, ad esempio, le saghe di Rocky, Rambo ed il romantico d'azione Top Gun. Nel 1986 venne girata una pellicola tratta da un libro dell'adolescente milanese Clizia Gurrado dal titolo Sposerò Simon Le Bon, che descriveva gli sforzi della protagonista (che vive nel periodo di massima esplosione del movimento paninaro) per incontrare il suo idolo Simon Le Bon. Un altro film italiano ispirato al fenomeno - e figlio del programma televisivo Drive In - è Italian Fast Food, il quale vedeva come punto di snodo delle sue vicende un fast food nel centro di Milano[4], frequentato da varia umanità (tra cui il già citato paninaro di Enzo Braschi).
|
+Abiti/Accessori/
|