.: Space Invaders & Pac-man
Storia dei videogiochi per antonomasia


vvv-special1.JPG (27232 byte)Space Invaders :: Partiamo con un bel ricordo di vita vissuta… Natale 1981… o 1982… vabbuò, non sottilizziamo. Un batuffolotto piccino picciò (io) trova sotto l’albero una confezione regalo enorme. Con le ditucce piccine picciò scarta febbrilmente il pacco e cosa ti trova dentro? L’ATARI 2600! Da quel giorno decisi che Babbo Natale era il mio unico mito. Dopo essermi fatto aiutare a collegare i cavi alla TV, ecco la mia prima esperienza videoludica in casa: Space Invaders. Se non sbaglio, i primi giorni li ho passati murato in casa nel tentativo di distruggere ‘ste astronavi nefide che, passetto dopo passetto, si abbassavano sempre di più. Chissà forse le prime innocenti parolacce ("vaffanbagno!" "porcapuzzola!") le ho esternate quando la mia astronave veniva frantumata dagli avversari.

La Genesi :: Era il 1978 quando, grazie a un gruppo di psicologi giapponesi (!) che decisero di dare il via al fenomeno videogame, fece la sua comparsa Space Invaders, sotto l’egida della TAITO. Per i più curiosi, si può aggiungere che esso venne programmato da Toshihiro Nishikado. Un gioco il cui successo fu pressoché immediato, visto che, nell’estate dello stesso anno, si tenne a Tokyo la più importante fiera nazionale di settore e gli ordini fioccarono come la neve in inverno (esagerato!). Prima la versione coin-op, poi quella "fatta in casa" per l’ATARI, il gioco spopolò in tutto il mondo. Certo, pensando ai videogame di adesso un profano potrebbe anche sorridere. La schermata di Space Invaders era infatti abbastanza essenziale dal punto di vista cromatico (in origine, verde e bianco), 11 alieni di forma diversa disposti su cinque file (dal punteggio variabile a seconda della distanza, da 10 a 30 punti) e un’astronave madre che passava di quando in quando (in questo caso il punteggio variava casualmente da 50 a 300 punti). E noi, armati di un semplice cannoncino, trasformati per qualche minuto in difensori dell’umanità… Lo scopo era abbastanza intuitivo: fare piazza pulita prima di essere annientati dai missili nemici sparati con dovizia, anticipando l’approdo di uno di questi esserini zigzaganti sulla terra. A darci una mano, delle barriere che, colpo dopo colpo, venivano "erose" dalle varie cannonate (anche quelle sparate da noi). Insomma, un prodotto quasi naïf nella sua semplicità ed essenzialità. Adesso, con i giochi moderni, si può scegliere fra una miriade di astronavi da combattimento, con tanto di armi potenziabili, con animazioni in 3-D e scenari sempre diversi (pensiamo al genere R-Type). Insomma, passi in avanti ne sono stati fatti parecchi, ma non dimentichiamo che tutto nacque da questo gioco che ora si può trovare anche per cellulare.

Curiosità :: In pochi sapranno che in origine il gioco si sarebbe dovuto chiamare in modo molto diverso, in quanto differente era la tematica adottata. Al posto degli UFO era stato deciso di mettere dei soldati. Una scelta giudicata però politicamente non corretta, visto che si trattava di uccidere essere umani. Molto meglio prendersela con gli alieni… Per dare un’idea della portata del videogame, Space Invaders portò un fatturato superiore ai 500 milioni di dollari, calcolando le versioni coin-op, Atari e quella più recente della Nintendo.

Per giocare a questo storico videogame vi consigliamo di cliccare QUI.


vvv-special2.JPG (45741 byte)Pac-man :: Certo che a guardarlo ora fa quasi tenerezza. In un mondo videoludico dominato oggi da superbe animazioni stile "Final Fantasy" o simulazioni sportive ormai identiche al reale, sembrano passati millenni da quando ha fatto la sua comparsa quello che può essere considerato il papà di tutti i videogiochi, Pacman (e signora, venuta alla luce l’anno dopo). E invece, sono trascorsi circa 25 anni: era il 1980 quando il celebre "pallino giallo spettrofobico" venne ideato dalla Namco. E due anni dopo, nel 1982, era già pronto ad approdare nelle case di tutto il mondo, grazie alla versione per la console ATARI 2600. Una sorta di grande avo di questi svaghi elettronici che hanno animato i nostri pomeriggi e le serate nelle sale giochi (o nelle mattinate, marinando la scuola!). I ben informati storceranno il naso e, dati alla mano, sottolineeranno che il progenitore dei videogame è in realtà il mitico Pong, il gioco più minimalista mai esistito: due sbarrette, una pallina e via. Oppure, se proprio si vuole esagerare, si potrebbe dire che tutto è in realtà partito con l’intuizione di Steve Russell, uno studente americano che nel 1961 realizzò un videogioco (Spacewar) in cui due astronavi si inseguono con lo scopo di annientarsi.

Da un semplice "Smile" nasce la Videogame-mania :: Insomma, non sarà stato il primissimo ma, inutile negarlo, la consacrazione del videogame arriva proprio con "il signor Pac". Essenziale, dalla musichetta snervante e dallo scopo elementare: mangia e scappa. Mangia le palline e scappa dai fantasmini. E se proprio i quattro perfidi mostriciattoli diventano pericolosi, basta ingurgitare una pillola energetica, pallina lampeggiante che rende invincibile per un breve lasso di tempo il nostro eroe, il quale potrà rifarsi sbranando gli avversari. Solo momentaneamente, visto che, ridotti a due occhietti fumettosi, i malefici sono pronti a rigenerarsi in quella odiosa casetta nel mezzo della schema che li ricacciava fuori in continuazione. Mese dopo mese, Pacman è diventato il gioco rappresentativo della Namco, glorioso publisher giapponese fondato nel 1955 che, prima di occuparsi di videogame, si divertiva a realizzare e vendere giostre, quelle classiche con i cavallucci! Infatti il simbolo del gruppo è proprio il cavallino di legno. Questo pallino giallo dalla vocazione "ghostbusteriana" sta praticamente alla Namco come Supermario sta alla Nintendo.

Potere alle donne !!! :: Per comodità, si raccolgono sotto la denominazione "Pacman", tutte le varianti legate alla prima storica versione. Fra le più apprezzate, si segnala Miss Pacman (1981), dove assoluta protagonista è la compagna dello "smile" più famoso del mondo. Non vorrei dire bestialità, ma ricordo che la versione console di Pacman era molto spartana, senza troppe differenziazioni cromatiche. Mentre con la versione "femminile", la pulzella doveva vedersela con quattro fantasmini colorati in modo differente e dalle caratteristiche diverse. Ricordo il bastardissimo fantasma rosso il più aggressivo che, se si incaponiva, era impossibile scrollarselo di dosso nemmeno entrando nelle aperture che trasportavano da una parte all’altra dello schermo. Aveva anche un nome, Blinki. A fargli compagnia, Clyde (arancione, lento e un po’ tonto), Inky (azzurro, non troppo pericoloso ma astuto, visto che si attaccava alle costole di Pacman quando quest’ultimo era intento a divorare pallini e quindi era rallentato) e Pinky (rosa, anch’esso molto veloce e imprevedibile). Un "pallino salutista", questa signora Pac visto che, per incrementare il punteggio, poteva sbafarsi della frutta salterina che, sporadicamente, saltava fuori all’improvviso (nella versione maschile, invece, la frutta compariva al centro dello schermo e rimaneva immobile). Dopo due schemi identici, si cambiava colore, labirinto e frutto da rincorrere. Per completezza, ricordiamoli tutti: ciliegia (100 punti), fragola (200 punti), arancia (500 punti), biscotto americano, denominato pretzel (700 punti), mela (1000 punti), pera (2000 punti), banana (5000 punti). Il difficile era fare i conti con i fantasmi che diventavano sempre più furbi, vittoria dopo vittoria, e con pillole energetiche la cui durata era sempre minore (nello schema della banana, duravano un paio di secondi…).

Poi... :: Sull’onda del successo planetario ottenuto, ovviamente si è susseguito un numero impressionante di versioni, anche in stile arcade, con Pacman che, aiutato da alcune fatine, andava avanti e indietro dalle più disparate missioni saltando come uno stambecco per fare sempre ritorno dalla propria famiglia. Il grande business ha favorito anche la proliferazione di anime e oggettistica per la scuola - ricordo ancora il mio quaderno di italiano delle medie con tutta la famigliola intenta a fare una scampagnata in una macchina dalla forma sferoide. :o). Attualmente anche la Play2 ha proposto varie rivisitazioni dello storico videogame. Una testimonianza in più del grande affetto verso questo giocone, giunto alla soglia del quarto di secolo.

Curiosità :: Non è facile rintracciare dati di vendita ufficiali e credibili. E’ appurato che in America, dopo un un paio di mesi dalla sua uscita per console, erano già state polverizzate 100 mila copie. Numero impressionante se si considera che in quel periodo le piattaforme casalinghe non erano diffuse in modo capillare come ai nostri giorni. Recentemente, è inoltre emerso che Miss Pacman è uno dei 10 giochi statunitensi più venduti nella storia del videogame. Ma a proposito di record, merita di essere ricordata l’impresa dell’americano Billy Mitchell Junior, 33enne della Florida, che – siamo al limite dell’alienazione – ha speso 20 anni della sua vita per centrare la cosiddetta "partita perfetta" nella prima versione di questo gioco: in sostanza avrebbe completato tutti i 256 livelli senza perdere nemmeno un punto. Almeno questo raccontano le cronache, per quanto sia difficile pensare che il signor Mitchell sia stato in grado di eliminare sempre i quattro fantasmini anche quando la pillola energetica regalava solo qualche secondo di imbattibilità. Infine una curiosità. Sapevate che, quando venne ideato nel 1980, originariamente il protagonista di chiamava Puck man… poi il nome è stato modificato, visto che c’era il rischio che qualcuno potesse giocare sulla contraffazione della lettera iniziale. Se al posto della "P" mettete una "F", beh, il significato cambia di molto… :o)

Ormai, affidandosi a un buon motore di ricerca è possibile trovare un po’ ovunque dei siti che consentano di divertirsi con questo vg (un’occasione per i più giovincelli che non hanno avuto la possibilità di spassarsela con la versione originale). Per farvi risparmiare tempo e fatica ve ne segnaliamo un paio :

CLIK (qui dovete scaricare – velocissimamente – il gioco e poi aprire le cartelle di winzip)
CLIK (cliccate e giocate subito!)


staff-penpen whitelit.JPG (11549 byte) Recensione di PenPen