OMAGGIO A
RAIMONDO VIANELLO
Ci ha lasciati per sempre l'ultimo grande uomo di
spettacolo :(

Quando l'ho saputo ieri ci sono rimasto davvero male :° Da bambino seguivo con grande entusiasmo molti dei suoi programmi, e adoravo Casa Vianello, se potevo, non me ne perdevo un episodio... non oso immaginare come possa sentirsi la cara Sandra Mondaini in questo momento. Noi di Nijirain, nel nostro piccolo, rendiamo omaggio a un grandissimo personaggio dello spettacolo, a un uomo buono e generoso, che ha lasciato parte del suo patrimonio alla ricerca italiana contro il Cancro, e che si è sempre comportato da vero signore con tutti e in tutte le occasioni, senza mai cadere nel ridicolo come hanno fatto (e fanno tutt'oggi) molti suoi colleghi più giovani. Quando c'erano lui e Sandra, Corrado, Gino Brambieri, Mike e altri uomini e donne di grande carattere e sincera simpatia, la tv era davvero bella e divertente, oggi purtroppo è diventata pietosa... ma lasciamo stare ora questo discorso. Un grande pezzo della nostra infanzia se ne va, con grande tristezza di salutiamo Raimondo, sarai sempre nei nostri ricordi, ti salutiamo con un sorriso.
Kei Liger, Shani & lo staff di Nijirain
Testo tratto da "La Repubblica":
ADDIO a un gran signore del piccolo schermo,
un volto celebre che ha fatto davvero la storia della tv
italiana, fin dalla sua nascita: Raimondo Vianello è morto -
intorno alle 7 - all'ospedale San Raffaele di Milano, dove
era stato ricoverato qualche giorno fa. Accanto a lui, anche
se gravemente ammalata, Sandra Mondaini: la prima a piangere
una scomparsa che lascia un vuoto enorme, nel mondo dello
spettacolo. Dalle mitiche gag con Ugo Tognazzi, ai decenni
di esibizione in coppia con la moglie, lo humour leggero
dell'attore e conduttore, la sua levità, hanno fondato e poi
arricchito il varietà televisivo.
Nato a Roma il 7 maggio del 1922, figlio di ammiraglio,
cresciuto a Spalato, aderisce alla Repubblica di Salò, e per
questo viene rinchiuso nel campo di prigionia di Coltano
(dove c'erano, tra gli altri, anche Walter Chiari ed Enrico
Maria Salerno). Finita la guerra, non sembra appassionarsi
molto alle possibilità legate alla sua laurea in
giurisprudenza. E coltiva già un umorismo di tipo
britannico, sottile e sornione. L'inizio della carriera
nello showbiz è però abbastanza casuale: alto, biondo,
allampanato, viene scelto per interpretare un soldato nella
rivista Cantachiaro di
Garinei e Giovannini. Un debutto in sordina, il suo, ma
all'insegna di un marchio di grande qualità nell'ambito
dell'intrattenimento, la premiata ditta G&G. E' il 1950, lui
ha 28 anni.
Da allora, praticamente, non si ferma più. Perché, subito
dopo la sua prima volta sul palcoscenico, comincia a
lavorare con partner blasonati: Carlo Dapporto, Macario,
Gino Bramieri. E soprattutto Ugo Tognazzi, con cui comincia
a fare coppia fissa, artisticamente parlando. E' il primo
dei due incontri decisivi, nella sua carriera. Ma il
secondo, avvenuto nel 1959, è cruciale anche per la sua vita
privata: conosce infatti Sandra Mondaini, la sposa, e
comincia un sodalizio sentimentale e professionale che
durerà una vita.
Ma torniamo a quegli effervescenti anni Cinquanta. Nel 1954
Vianello è il mattatore, insieme a Tognazzi, del
divertentissimo show Un,
due, tre. I loro sketch, spesso irriverenti nei
confronti dei potenti, fanno discutere, oltre che ridere. E
quando, nel '59, arriva sul piccolo schermo la parodia del
presidente Gronchi che scivola a una serata col collega
francese De Gaulle, la censura non perde tempo, e il
programma viene sospeso.
Negli anni Sessanta, però, le apparizioni televisive
riprendono. Accanto alla moglie, che è attrice come lui; e
che come lui è dotata di una verve comica che ne fa una
partner perfetta. Ed ecco formata la premiata ditta Raimondo
& Sandra, che tutti conoscono a amano. Sono loro due le star
di Studio
Uno, a metà del decennio; e poi, nei primi Settanta, di Sai
che ti dico?, Tante
scuse, e più avanti (nel '77) Noi...no.
Pochi anni, e il fenomeno delle tv private, riunite in un
network nazionale dall'imprenditore-costruttore Silvio
Berlusconi, esplode. E dopo Mike Bongiorno, è Vianello uno
dei primi divi a trasferirsi in casa del Biscione: lo
ricordiamo, ad esempio, come conduttore del programma Il
gioco dei Nove. E soprattutto nelle sit-com Casa
Vianello e Cascina
Vianello, che sulle reti Fininvest poi diventate
Mediaset è un appuntamento fisso. Ma le reti berlusconiane
utilizzano il suo talento, la sua capacità di sdrammatizzare
gli animi più accesi, anche nelle trasmissioni sportive,
come Pressing.
La Rai, però, lo richiama quando è già un signore ben oltre
la soglia del settant'anni. Nel 1998, infatti, conduce il
Festival di Sanremo: elegante come sempre, distaccato quanto
basta. Un personaggio inattuale, forse, in una tv che stava
cambiando pelle, con l'avvento imminente dei reality e dei
talent show. Ma il suo umorismo rimarrà per sempre un
classico della comicità made in Italy, senza volgarità e
senza esagerazioni.
E al di là della televisione, Vianello va ricordato anche
per le sue non frequentissime interpretazioni su grande
schermo. Due delle quali accanto a un genio della risata
come Totò: una, da semi-esordiente, inTotò
Sceicco; un'altra, da star della tv ormai affermata, in Totò
Diabolicus (1962).
Ed è un peccato che i registi di cinema non abbiano
sfruttato di più le sue potenzialità.
I funerali di Raimondo Vianello si svolgeranno sabato alle
11, nella Chiesa di Dio Padre a Segrate (Milano). La camera
ardente sarà allestita domani negli studi Mediaset a Cologno
Monzese. Dopo le esequie la salma verrà trasferita a Roma,
per essere tumulata nella tomba di famiglia al cimitero del
Verano.